Sabato 22 maggio 2021
I rischi di una decisione sconsiderata
Caro dr. Minenna, mi dicono che dietro la decisione di non far accettare le scommesse negli ippodromi ci sia la sua volontà. La conosco per le sue esternazioni televisive di qualche tempo fa e l'ho stimata per alcune posizioni molto rigorose. Leggo su Google che il suo campo di studi è l'analisi quantitativa applicata all'economia e alla finanza e che è docente non accademico all'Università Bocconi. Basterebbe questo a rendere inutile quanto sto per scriverle, tanto è evidente come e quanto siano state fraintesi alcune sue osservazioni, vista la sua grande statura di governante.
   Fino alla fine del secolo scorso l'ippica era tra le prime industrie italiane e se la giocava con la produzione industriale e il turismo. Tutti coloro che sono poi intervenuti sulle sue manomissioni strutturali ne hanno causato prima il depauperamento, poi l'inadeguatezza, la mancanza di competizione e infine la miseria. Non sono stati interventi casuali. Quasi sempre c'è stata la difesa di interessi dello stato contro la malavita, la difesa del gioco monopolistico contro il mercato aperto, l'inadeguatezza di  atteggiamenti troppo prudenti o troppo di parte.
Tenere aperti gli ippodromi ed impedire alla gente di scommettere è un favore clamoroso al gioco clandestino. Così come è stato un favore clamoroso al gioco dei grandi concessionari delle lotterie tenere aperte le ricevitorie con la scusa che incassavano bollette o vendevano sigarette, che fanno venire il cancro.  Inoltre ormai si va per le spicce e pensare di assegnare il milione di euro in  premi che è in palio il giorno del derby senza organizzare una adeguata raccolta di scommesse configura un clamoroso danno erariale, senza la controparte di una tassazione al gioco in presenza  per i bookmakers  o totalizzatore di cui qualcuno potrebbe essere chiamato a rispondere e lo farà certamente. L'hanno mal consigliata, o per motivi personali che saranno prima o poi individuati, o per un moralismo grottesco e anacronistico che meriterebbe solo l'intervento di un bravo dottore o di uno psicanalista. Però bravo. Da anni ormai attendiamo di respirare in un parco, di parlare di cavalli e di poterli incoraggiare al termine di una sana fila al botteghino, in presenza del giusto distanziamento e con l'apposita mascherina. Separare qualunque attività di tutte quelle che possono viversi in un pomeriggio all'ippodromo (un solo pomeriggio c'è il derby e si ricorderà per tutta la vita) è un serio derivato da un comportamento non equilibrato. Per il bene comune, torni in sé. La prego...