Mercoledì 19 aprile 2017 Galoppo e Trotto
Un suicidio “programmato”
Viene da sorridere, se non ci fosse da piangere sulla condizione dell’ippica italiana. Cerchiamo di farci belli con il Derby milionario che diventa una delle corse più ricche al mondo e abbiamo … le toppe sui pantaloni sdruciti. Ben visibili anche dai nostri vicini di casa transalpini che parlano appunto di suicidio. La predica viene comunque da un pulpito che può farlo, loro nell’ippica vanno molto meglio.
Questo articolo opportunamente pubblicato da Trotto&Turf, e tradotto dal francese, sebbene per noi italiani gravemente critico, dimostra che è possibile non essere completamente allineati sui media ippici. Vedi la solita genuflessa Tv ippica (sembra la Pravda…) e spiega con efficacia e sintesi a coloro che, per interessi personali oppure per "casuale cecità", credono che le decisioni di programmazione adottate dal Mipaaf nel 2017, siano condivisibili. Altroché, sono un… “suicidio programmato”.

Traduzione
La parola della fine: Suicidio
L'ippodromo di San Siro ha battuto un record sabato. Il convegno non ha avuto che...tre corse. I Commissari hanno in effetti annullato venerdì sera le altre prove. A seguito di uno sciopero dei dipendenti dell'Ippodromo. Il convegno di questa domenica si svolgerà quindi con tre corse. Gli impiegati protestano contro il licenziamento di 20 dipendenti su 70 e sull'assegnazione all'esterno di alcuni servizi. Senza entrare nel conflitto, bisogna notare che l'Italia, ancora una volta, ha perso i suoi punti di riferimento. La regola numero 1 di qualsiasi spettacolo è quella di soddisfare il pubblico. Gli ippodromi italiani hanno accettato di ridurre il numero di corse (sei corse al galoppo, sette corse al trotto) per non rinunciare a nessun convegno.
Un vero colpo di genio - oh ironia! - perché nei paesi dove le corse funzionano (Giappone, Hong Kong, Australia ma anche Stati Uniti) è esattamente l'opposto. Se un neofita va all'ippodromo e trova lo spettacolo barboso, non ci tornerà mai più. Ma se il nostro amico si diverte, come noi, non ci tornerà mai più perché, quando comincia a capire e apprezzare ciò che gli viene proposto, lo spettacolo è già terminato.
Un convegno di tre corse non è un convegno: è un crimine contro la logica. La "fame" è una cattiva consigliera e, in Italia, la crisi ha fatto perdere la ragione a tutti. I professionisti accettano di correre a San Siro per un monte premi al vincente di 2.125 euro. In altri ippodromi si corre per la metà. Ci si divide le briciole piuttosto di ridurre il numero totale di corse della stagione e di offrire programmi più seducenti. È un lento suicidio.



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