Lunedì 29 maggio 2017 Galoppo e Trotto
Non è un paese per uomini di cavalli
In un paese dove si spera di ingannare gli stranieri agitando la sirena dei ricchi montepremi quando quelli che si erano illusi negli anni precedenti stanno ancora aspettando di prendere quanto a loro spetta.
In un paese dove allenatori “banditi” circolano come indisturbati maniscalchi.
In un paese dove il salotto autoreferenziato si ostina a chiedere all’allenatore di un vincitore di Elitlopp se il cavallo soffra le due prove, come si è visto a Napoli, la storia e la tecnica vengono seppellite.
In un paese dove quelli che si autodefiniscono cavallari prevalgono sugli uomini di cavalli le speranze muoiono prima di nascere.
In un altra parte del mondo, a due ore d’aereo da qui, l’aquila calva ha cercato di spiccare il volo epocale che tutti aspettavano, una produzione televisiva impareggiabile ha celebrato le gesta di un cavallo - che i nostri soloni pensavano non facesse le due prove - e di un guidatore sublime, il commento in lingua inglese ha reso internazionale un evento che aveva questa dignità.
Alla fine nessuno dei grandi favoriti ha vinto, ma ha stravinto il trotto europeo.
Un paese serio, che bonifica i premi sui conti correnti dopo 15 giorni, che chiude fuori dai recinti chi non ha la nobiltà di frequentarli e che, con ansia, aspetta richiami internazionali per rendere globale uno degli sport più affascinanti.
Di tutto questo i bellimbusti del salottino non si sono accorti di nulla - magari non per colpa loro, fanno quello che gli viene detto - vanificando, ancora una volta, un’occasione epocale per portare al grande pubblico una delle storie più belle degli ultimi dieci anni. Basterebbe riascoltare la presentazione della finale; non una parola per i guidatori, mai un’ipotesi alternativa, mai un pensiero a un disegno diverso di corsa. Non una nota sul povero controfavorito obbligato a correre, in ossequio all’appuntamento con la storia, con sole tre gambe. Ma, come si diceva ai tempi dell’innominabile, “La vita è periodo così breve che non cominciare a capire da subito, significa non capire mai”.
La nostra attenzione va solo al Derby per il “predestinato”, il resto è roba di risulta.
Ci rimane l’ultima beffarda chicca; nel girotondo del 220, arriva la presentazione di una delle tante corse, sempre uguali, dove una signora bionda, pettinata a caschetto, esclama “Ho il cuore a mille, sono quattro mesi che non vedo Rambo”.
Beata lei, a noi il cuore si è fermato; non so chi ci rianimerà!
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