Domenica 30 marzo 2025
La replica del Presidente Toniatti

Cari allevatori,
la modifica e l'aggiornamento dello Statuto dell'Anact è questione annosa, troppe volte rimandata per nostra negligenza o per mancanza di adeguata attenzione alla vita sociale. Oggi questo è diventato necessario, e non più rimandabile per non mettere a rischio il funzionamento, se non addirittura l'esistenza di questa gloriosa e indispensabile Associazione che mi onoro di presiedere.
In tutta onestà voglio subito dirvi che come Consiglio Direttivo dovevamo probabilmente avere più comunicazione a livello periferico, e mi scuso se non abbiamo fatto abbastanza per informare e motivare le novità nei contenuti che proporremo nell'Assemblea convocata a Bologna il 12 aprile. Le assemblee regionali, che si stanno tenendo proprio in questi giorni sono ad agni modo le sedi deputate per le discussioni sulla bozza di proposta che saremo chiamati ad approvare, e in quella fase potremo dare tutte le spiegazioni sui dubbi o sui rilievi degli allevatori con trasparenza.
Chiamati in causa su una modifica in particolare, quella della distinzione tra socio ordinario e socio aggregato dell'Anact, voglio cercare di chiarire il nostro punto di vista, e l'obbiettivo di questo cambiamento.
Innanzitutto va detto che non è nostra intenzione penalizzare nessuno, tantomeno come si è scritto (usando un termine che andrebbe pesato) addirittura di "segregare" alcuni soci. L'Anact resterà aperta e di tutti, e speriamo che diventi sempre più rappresentativa. Ogni socio, continuerà a ricevere gli stessi servizi senza distinzione: dall'assistenza burocratica sulle pratiche di registrazione, al diritto di partecipare alle Aste, a sorteggiare le monte gratuite, alla Festa dell'Allevatore, a ricevere la rivista. Così come per tutti saranno garantite le pratiche che svolgiamo in collaborazione e per conto del Ministero per i passaporti, per il premio estero e altre incombenze che conoscete benissimo. Il futuro Presidente e l'intero Consiglio Direttivo continueranno a rappresentare l'intera categoria degli allevatori del trotto, e a difendere nell'interlocuzione con la politica e con i dirigenti del Masaf gli interessi per la difesa e il rilancio dell'allevamento, così come la nostra percentuale sul montepremi, e le risorse che ci permettono di investire e lavorare.
Quello che abbiamo voluto però introdurre è un principio di distinzione a livello di rappresentanza, legato alla figura dell'allevatore nel pieno del suo significato, che non può che essere l'Allevatore in possesso di strutture e terreno.

Dare solamente più peso all'interno dell'Associazione agli allevatori/ agricoltori, perché solo di questo si parla nella proposta di modifica dello statuto, non vuol dire limitare o escludere, tantomeno farlo con aggressività. Vuol dire farsi rappresentare principalmente da chi svolge appieno l'attività di allevatore, da chi sa quale alimentazione scegliere per il benessere del cavallo, da chi conosce le procedure di movimentazione dei puledri, delle vaccinazioni, della burocrazia allargata, da chi passa notte insonni aspettando il parto, e ogni giorno è a contatto con il cavallo come animale, prima che come atleta. Crediamo che nel confronto con le istituzioni, e con il Ministero dell'Agricoltura, presentarsi come professionisti con questi requisiti e questa esperienza sia un valore aggiunto che farà bene anche a chi sceglie legittimamente di pagare una pensione ed essere all’interno dell’associazione un allevatore aggregato.
Per quanto riguarda i problemi di funzionamento e riconoscimento della qualifica di socio, e le casistiche sollevate, che creerebbero paventate criticità all'Associazione, posso dirvi in maniera sintetica, che ciò non sussiste. Già l'attuale Statuto prevede infatti il conteggio del numero dei certificati, e ciò non ha creato mai problemi. Così come è già previsto dall'attuale Statuto che ci siano società, comproprietà e anche questo non ha creato problemi. Inoltre è scritto e non ci sono dubbi che si sta parlando di possesso non di proprietà del terreno, e questo contempla una serie di possibilità per tutti di essere socio ordinario. Va chiarito poi che già oggi all'atto dell'iscrizione il socio è tenuto a comunicare la sua posizione, e dove svolge l'attività di allevatore: se in una struttura in suo possesso o presso terzi. Infine, e questo è importante, è bene sottolineare che il socio aggregato all'atto dell'iscrizione potrà certamente diventare ordinario acquisendo il possesso un terreno e i requisiti, anzi è proprio quello che auspichiamo tutti. Certo, ci sarà da fare inizialmente un lavoro dettagliato per avere una fotografia aggiornata con i dati che già abbiamo, da integrare con quelli che gli allevatori ci forniranno. Ci vorrà solo un po' di tempo, non di certo risorse aggiuntive, ne scaturirà però un valore aggiunto: Finalmente un vero albo dei soci Anact. Non è questo un lavoro che si sarebbe già dovuto fare? Non sarà un grande passo in avanti in termini di trasparenza e modernità per l'Anact? Cari allevatori tutti, distinguere per darsi un'identità migliore non vuol dire chiudere, non è l'obbiettivo, non è quello che vogliamo. Spero davvero che si colga l'urgenza di chiarezza e di aggiornamento che l'ippica di oggi ci chiede. Spero davvero che da questo primo passo potremo dare sempre più dignità e forza all'Anact. Come tutti sapete benissimo bisogna avere tanto coraggio per continuare il nostro lavoro, ma bisogna avere anche il coraggio di cambiare e di migliorare.
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Il Presidente Anact
Roberto Toniatti Giacometti |
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